Come riconoscere lo STALKING - Rosati Investigazioni - Agenzia Investigativa Roma | Milano

La parola “stalking” deriva dall’inglese “stalk” (camminare con circospezione) e indica un tipo di atteggiamenti tenuti da un individuo, da qui chiamato “stalker”, in cui si perseguita una persona, causando ansia e paura, che nei casi peggiori possono compromettere la normale vita quotidiana.

Il termine inglese definisce quindi tutte le azioni ripetute e moleste compiute dallo stalker nell’atto di appostarsi nelle vicinanze dei luoghi frequentati della vittima come il domicilio o il posto di lavoro, “appostarsi”, “inseguire”, “pedinare” e “controllare”; le azioni comprendono anche l’invio di messaggi, e-mail, biglietti e lettere indesiderati. Di solito, si possono riconoscere come stalker persone vicine alla vittima, come ex-partner, amici, conoscenti, colleghi; meno frequente, sono soggetti con difficoltà di socializzazione, che cercano di imporre la propria presenza per creare un rapporto sentimentale con la vittima.

Questi comportamenti non vanno sottovalutati, poiché possono concludersi con aggressioni fisiche, ferimento o addirittura con l’uccisione della vittima.

Le dinamiche in questione sono considerate veri e propri atti persecutori, se compiute in maniera persistente e reiterata, anche se non sfociano in aggressioni fisiche ma inducono paura o ansia da stress.

Lo scopo del molestatore, spesso si riscontra con un desiderio di vendetta per qualche torto subito oppure l’ostinazione nel recuperare un rapporto ormai concluso.

Una buona definizione di stalking:

“Lo stalking è una forma di agguato mentale in cui l’aggressore ripetutamente, inavvertitamente e violentemente irrompe nella vita della vittima con la quale non ha relazioni di sorta. In aggiunta, ogni singolo atto di aggressione non possono essere la causa del trauma se non tutti presi insieme”.
Lambert Royakkers

Uno studio statistico mette in luce gli ambiti in cui può manifestarsi questo tipo di atteggiamenti:

  • 55{878b9928eeb5d8cec4040a23e6c6bf99e8fa891c57894d86ae1c202d0eee888e} nella relazione di coppia;
  • 25{878b9928eeb5d8cec4040a23e6c6bf99e8fa891c57894d86ae1c202d0eee888e} all’interno del condominio;
  • 15{878b9928eeb5d8cec4040a23e6c6bf99e8fa891c57894d86ae1c202d0eee888e} nel luogo di lavoro/università/scuola
  • 5{878b9928eeb5d8cec4040a23e6c6bf99e8fa891c57894d86ae1c202d0eee888e} in famiglia (genitori/fratelli/figli);

La legislazione Italiana, come in molti altri ordinamenti del mondo, disciplina questo reato: l’articolo 612-bis del Codice Penale dispone che:

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici.

La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi o da persona travisata.

Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale. La querela è comunque irrevocabile se il fatto è stato commesso mediante minacce reiterate nei modi di cui all’articolo 612, secondo comma. Si procede tuttavia d’ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio.

Uno dei casi a cui abbiamo lavorato negli uffici di ROSATI Investigazioni

Divorziata dal marito da circa un anno, la signora M. dichiara di essere spaventata in quanto si sente perseguitata dall’ex marito che la segue al lavoro, mentre fa la spesa, davanti alla scuola dei figli, facendo continui appostamenti.
Ad aggravare il caso, la donna rivela di aver subito minacce scritte nel portone del domicilio, danneggiamenti al proprio veicolo e telefonate anonime di giorno e di notte in qualsiasi orario. Non c’è dubbio che il soggetto in questione sia uno stalker. Concordiamo con la Signora M. che ci dà incarico a procedere con appostamenti per identificare il colpevole e comprovare le sue dichiarazioni con documentazioni foto e video. La signora M., potrà così avvalersi del report acquisito per sporgere denuncia contro l’ex marito.

Cosa può fare un investigatore privato in questi casi?

L’intervento della fase di investigazione ha inizio dopo aver sporto querela alle Forze dell’Ordine e ha come scopo la dimostrazione dei comportamenti reiterati del soggetto, in via repressiva e preventiva.

Viene svolto un pedinamento, atto a dimostrare le azioni dello stalker con foto e filmati, nonché la ricerca di testimonianze dirette che potranno essere usate in sede processuale.

Il servizio volge a tutelare la vittima dell’azione persecutoria analizzando i fattori di rischio a cui la persona viene esposta e prevenire eventuali minacce per l’incolumità personale.

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